Cosa ci lascia
la conference.
Tre giorni di confronto su forza, resistenza e valutazione. Cinque spunti che vogliamo condividere.

La 10th NSCA Global Conference si è conclusa il 25 ottobre. Abbiamo selezionato gli spunti più vicini al lavoro di in Bolla, includendo i materiali dell’ultima giornata. È una sintesi ragionata dei nostri appunti, non un resoconto ufficiale né una trascrizione degli interventi.
Leggere il dato
Un numero ha valore
quando ci aiuta a decidere.
Un salto non è soltanto la sua altezza. Tempi, produzione di forza e modo di eseguire il compito raccontano aspetti diversi; anche le istruzioni possono cambiare il risultato.
Un esempio concreto emerso nell’ultima giornata riguarda l’atterraggio: se l’altezza viene stimata dal tempo in aria, cambiare la posizione dei piedi al contatto può modificare il risultato senza un vero miglioramento della spinta. Il metodo di calcolo e la tecnica devono essere coerenti.
Lo stesso vale nella trazione isometrica da metà coscia, l’IMTP: posizione e tensione iniziale sulla barra influenzano la lettura. Prima di interpretare una piccola differenza come progresso, verifichiamo come è stata ottenuta.
Nella praticaConsegne coerenti, poche misure utili e un andamento da leggere nel tempo, insieme alla persona.
Diamo un contesto
alla misura.
Scegliere lo stimolo
Allenare bene
non significa solo stancare.
Il calo di velocità durante una serie può aiutare a dosare il lavoro: una soglia, però, va letta rispetto all’esercizio, al carico e all’obiettivo.
Lo stesso principio vale sul campo. Saper produrre forza e saper frenare sono capacità collegate, ma richiedono stimoli specifici. Un altro richiamo utile è distinguere la potenza della barra da quella dell’insieme atleta–carico: misure diverse non vanno trattate come sinonimi.
Nella praticaLo strumento serve al programma. Si sceglie che cosa allenare, si osserva la risposta e si adatta la dose.
Partiamo
dall’obiettivo.
Oltre il test da freschi
La resistenza si vede
anche quando il tempo passa.
Il profilo di un atleta riposato è un punto di partenza. Negli sport di durata conta anche quanto quelle capacità resistono durante uno sforzo prolungato: è il tema della durabilità, ripreso nei materiali dell’ultima giornata.
Per il programma significa guardare insieme durata, intensità e recuperi. Le pause non sono soltanto un’interruzione: cambiano il lavoro che si riesce a sostenere e il tipo di stimolo. Continuo e intervalli sono strumenti da scegliere in base alla domanda.
Non basta quindi copiare una distribuzione di allenamenti o una zona di intensità. Si parte dalle richieste dello sport e dalla risposta di quella persona, includendo il contesto in cui si allena.
Nella praticaAffianchiamo ai valori iniziali ciò che accade nel tempo: andamento della prestazione, percezione dello sforzo e recupero.
Da freschi
e nel tempo.
- Capacità inizialiIl punto di partenza
- Richiesta prolungataDurata, intensità, recuperi
- Risposta individualeQuanto e come cambia
Costruire il ritorno
Il rientro è un percorso,
non un interruttore.
Riprendere parte dell’allenamento, tornare allo sport e ritrovare la prestazione desiderata sono passaggi differenti.
La decisione mette insieme sintomi, capacità fisiche, fiducia e richieste dell’attività. Si costruisce con la persona e, quando presenti, con professionisti sanitari e staff tecnico.
Nella praticaObiettivi intermedi e verifiche orientano la progressione. Il calendario, da solo, non racconta tutto.
Tornare, un passo
alla volta.
- PartecipareRiprendere una parte del lavoro
- Tornare allo sportAffrontare le richieste dell’attività
- Ritrovare la performanceAvvicinarsi al risultato desiderato
Ascoltare oltre ai numeri
La persona non coincide
con il suo ultimo test.
Il tema della fatica mentale ricorda che lavoro, studio e richieste cognitive possono entrare nella seduta. Un salto nella norma non è sufficiente, da solo, per escludere una sensazione di stanchezza mentale; motivazione e fatica possono anche coesistere.
La ricerca non descrive un effetto identico in ogni persona o compito. Il punto operativo è affiancare alle misure il dialogo su come ci si sente e su ciò che è successo prima dell’allenamento.
Anche il confronto sul ciclo mestruale invita a evitare programmi automatici basati soltanto sulle fasi. Sintomi, benessere e risposta individuale meritano ascolto: un dato medio non sostituisce l’esperienza della singola atleta.
Nella praticaRaccogliere poche informazioni utili, con continuità e rispetto, per decidere insieme se e come adattare la seduta.
Misurare.
Ascoltare. Adattare.
Appunti e letture per approfondire
Sintesi dei materiali raccolti alla 10th NSCA Global Conference, 23–25 ottobre 2026. Per l’ultima giornata abbiamo ripreso in particolare i materiali di Paul Comfort, Mirek Babiarz, Luca Filipas, Samuele Marcora ed Elisa Pastorio. Le trascrizioni contengono passaggi incerti: abbiamo selezionato i concetti ricostruibili, senza riportare soglie o prescrizioni non confermate. Le letture seguenti approfondiscono i temi, senza costituire un resoconto ufficiale del convegno.
- Istruzioni e prestazione nel countermovement jump
- Assessment of Countermovement Jump: What Should We Report?
- Velocity loss e fatica neuromuscolare
- Forze nel sistema muscoloscheletrico durante le decelerazioni
- Consensus di Berna sul ritorno allo sport
- Metodi di calcolo dell’altezza del salto e influenza dell’atterraggio
- Durabilità nella profilazione degli atleti di endurance
- Compiti cognitivi, fatica mentale e prestazione di resistenza
- Fatica mentale: risultati, eterogeneità e limiti delle evidenze
- Ciclo mestruale e prestazione: il ruolo dell’approccio individuale
